Fare attività fisica può ritardare la menopausa? Cosa dice la nuova ricerca
Può il movimento influenzare anche il modo in cui invecchia il sistema riproduttivo femminile?
È la domanda al centro di una ricerca pubblicata il 14 agosto 2026 su Nature Aging, che ha analizzato i dati di oltre 150.000 persone e ha poi utilizzato esperimenti sui topi per studiare più da vicino il possibile rapporto tra attività fisica e invecchiamento ovarico.
Il risultato è interessante, ma va interpretato con precisione: nei dati umani, una maggiore attività fisica era associata a una menopausa più tardiva. Nei topi, invece, l'esercizio ha mostrato effetti compatibili con un rallentamento di alcuni aspetti dell'invecchiamento ovarico. Gli esperimenti hanno inoltre indicato un possibile ruolo dell'adiponectina, una molecola coinvolta in diversi processi metabolici.
Come leggere l'infografica: i dati umani mostrano un'associazione; gli esperimenti sui topi permettono invece di esplorare un possibile meccanismo biologico. Le due evidenze non hanno lo stesso significato.
Perché questa domanda è importante?
La menopausa non è una malattia, ma una normale fase della vita riproduttiva. È il risultato di cambiamenti biologici progressivi che interessano la funzione ovarica e la produzione di ormoni sessuali.
L'invecchiamento del sistema riproduttivo, però, non coincide con il momento in cui arriva la menopausa. Nel corso degli anni cambia anche la riserva ovarica, cioè il patrimonio di follicoli presenti nelle ovaie.
Capire quali fattori possono essere associati a questo processo è quindi una delle aree di interesse della ricerca sull'invecchiamento femminile.
Oltre 150.000 persone: cosa hanno trovato i ricercatori?
La prima parte dello studio ha utilizzato i dati di 152.435 partecipanti della UK Biobank.
I ricercatori hanno osservato livelli più bassi di attività fisica tra le persone in post-menopausa rispetto a quelle in pre-menopausa.
Lo stesso tipo di associazione è stato osservato in un secondo campione di 12.418 partecipanti del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES).
Il fatto che il risultato emerga in due popolazioni differenti è un elemento interessante. Ma non basta, da solo, a dimostrare che il movimento sia ciò che determina l'età della menopausa.
Associazione non significa causalità
Questa è probabilmente la distinzione più importante dell'intero studio.
Un'associazione significa che due fenomeni risultano collegati nei dati. Non significa automaticamente che uno provochi l'altro.
La parte dello studio condotta sugli esseri umani è infatti cross-sectional, cioè trasversale: fotografa la relazione tra attività fisica e stato menopausale in un determinato momento.
Non segue quindi le persone nel tempo e non permette, da sola, di stabilire un rapporto di causa-effetto.
Quindi: non possiamo dire che “fare attività fisica ritarda la menopausa”. Possiamo dire che, nelle popolazioni analizzate, maggiore attività fisica e menopausa più tardiva risultano associate.
E cosa succede quando si passa agli esperimenti?
Per capire se potesse esserci un meccanismo biologico alla base del fenomeno osservato negli esseri umani, i ricercatori hanno utilizzato modelli animali.
Nei topi, livelli più elevati di attività fisica hanno prodotto effetti compatibili con un rallentamento di alcuni aspetti dell'invecchiamento ovarico, tra cui una maggiore conservazione della riserva follicolare.
In altre parole, negli animali i ricercatori hanno potuto osservare direttamente alcuni cambiamenti biologici e intervenire su specifici meccanismi. Questo permette di andare oltre la semplice correlazione e formulare ipotesi più precise.
Adiponectina: che cos'è e perché interessa la ricerca?
Il termine può sembrare molto tecnico, ma il concetto di base è semplice.
L'adiponectina è una molecola prodotta soprattutto dal tessuto adiposo e coinvolta nella regolazione di diversi processi metabolici.
Nello studio, l'attività fisica ha aumentato i livelli di adiponectina nell'ovaio dei topi. Quando l'adiponectina era assente, parte degli effetti protettivi dell'esercizio sulla riserva ovarica risultava attenuata.
I ricercatori hanno poi studiato anche AdipoRon, una sostanza che attiva i recettori dell'adiponectina. Nei topi, questo intervento ha prodotto effetti compatibili con una maggiore conservazione della riserva follicolare e con un'estensione della durata della vita riproduttiva.
Perché è interessante?
Perché gli esperimenti non si sono limitati a osservare che l'esercizio “va insieme” a un determinato risultato: hanno esplorato anche un possibile percorso biologico attraverso cui questo effetto potrebbe verificarsi.
Ma questo meccanismo è stato studiato nei topi. Non possiamo quindi considerarlo già dimostrato nell'essere umano.
Una ricerca interessante, ma non nata dal nulla
Lo studio si inserisce in un campo di ricerca già in evoluzione.
Una revisione pubblicata su Cell nel 2023 ha descritto la menopausa come una normale parte dell'invecchiamento riproduttivo, sottolineando anche i suoi possibili effetti a lungo termine sulla salute e la necessità di continuare a colmare numerose lacune scientifiche.
Nel 2024, una prospettiva pubblicata su Nature Aging ha raccolto le strategie sperimentali emergenti per comprendere e intervenire sull'invecchiamento riproduttivo femminile e maschile, evidenziando però la scarsità di studi clinici con evidenze forti e le numerose questioni ancora aperte.
Anche la ricerca sull'attività fisica sta cercando di comprendere sempre meglio cosa succede nell'organismo quando ci muoviamo. Il progetto MoTrPAC, pubblicato su Nature nel 2024, ha studiato in modo esteso le risposte molecolari all'allenamento di endurance in diversi tessuti, mostrando quanto l'esercizio possa produrre adattamenti a livello sistemico.
La nuova ricerca su menopausa e invecchiamento ovarico si colloca quindi all'incrocio di due filoni: da una parte lo studio dell'invecchiamento riproduttivo, dall'altra quello dei molteplici effetti biologici dell'attività fisica.
Gli autori: cosa sottolineano?
Nel loro lavoro, gli autori descrivono così il problema scientifico:
“Physical activity (PA) is a crucial lifestyle factor for human health and antiaging, but its effects and mechanisms on ovarian aging remain unclear.”
Traduzione: l'attività fisica è un importante fattore dello stile di vita per la salute e l'invecchiamento in buona salute, ma i suoi effetti e i meccanismi attraverso cui potrebbe agire sull'invecchiamento ovarico non sono ancora completamente chiari.
Quindi il movimento ritarda davvero la menopausa?
Non possiamo ancora dirlo.
La ricerca ci offre però due elementi interessanti.
Negli esseri umani, una maggiore attività fisica era associata a una menopausa più tardiva.
Nei topi, l'esercizio ha mostrato effetti compatibili con un rallentamento di alcuni processi dell'invecchiamento ovarico, e l'adiponectina è emersa come possibile parte del meccanismo.
I due risultati sono complementari, ma non equivalenti. Per capire se l'attività fisica possa effettivamente influenzare l'età della menopausa nelle donne servono ulteriori studi, soprattutto ricerche longitudinali che seguano le persone nel tempo.
Cosa significa tutto questo nella vita quotidiana?
Questa ricerca non fornisce un allenamento specifico per ritardare la menopausa. Sarebbe quindi scorretto trasformare i suoi risultati in una prescrizione del tipo “fai questo esercizio e arriverai più tardi alla menopausa”.
Possiamo però inserirli in un quadro più ampio: quello dell'attività fisica come componente della salute lungo tutto l'arco della vita.
Per gli adulti, l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda 150–300 minuti di attività aerobica a intensità moderata alla settimana, oppure 75–150 minuti ad intensità vigorosa, o una combinazione equivalente. Raccomanda inoltre attività di rafforzamento muscolare che coinvolgano i principali gruppi muscolari in almeno 2 giorni alla settimana.
Non è necessario concentrare tutto il movimento in poche ore. Può essere distribuito nella settimana e nella quotidianità.
Anche una giornata molto impegnata può contenere piccole occasioni di movimento. L'obiettivo non è trasformare ogni momento libero in un allenamento, ma fare in modo che l'attività fisica trovi uno spazio stabile nella settimana.
Un esempio semplice
Una possibile organizzazione della settimana può essere, per esempio, 30 minuti di attività moderata in 5 giorni più 2 sessioni dedicate alla forza. Non è una formula specifica per la menopausa: è semplicemente un modo pratico di avvicinarsi alle raccomandazioni generali sull'attività fisica.
Perché questa ricerca interessa a RAEG
Perché rafforza una visione del movimento che va oltre la semplice performance o l'estetica.
L'attività fisica è uno stimolo che coinvolge numerosi sistemi dell'organismo e che può diventare parte di una strategia di salute lungo tutto l'arco della vita.
La ricerca sull'invecchiamento ovarico apre una prospettiva ulteriore: il rapporto tra movimento e healthy aging femminile potrebbe riguardare anche processi biologici che fino a poco tempo fa ricevevano meno attenzione.
Per RAEG, significa considerare il movimento come parte di un approccio orientato alla prevenzione, alla capacità fisica e all'autonomia, senza promettere risultati che la ricerca non ha ancora dimostrato.
Cosa sappiamo oggi — e cosa resta da capire
Sappiamo che:
- in oltre 150.000 persone, una maggiore attività fisica era associata a una menopausa più tardiva;
- lo stesso tipo di associazione è stato osservato anche in un secondo campione di oltre 12.000 persone;
- nei topi, l'esercizio ha mostrato effetti compatibili con un rallentamento di alcuni aspetti dell'invecchiamento ovarico;
- l'adiponectina sembra contribuire ad alcuni degli effetti osservati nei modelli animali.
Non sappiamo ancora che:
- l'attività fisica causi una menopausa più tardiva nelle donne;
- esista un tipo o una quantità di esercizio capace di modificare l'età della menopausa;
- il meccanismo osservato nei topi funzioni nello stesso modo nell'essere umano;
- l'esercizio possa prevenire l'invecchiamento ovarico nelle donne.
La conclusione: non una promessa sulla menopausa, ma una nuova domanda
La ricerca scientifica non ci permette ancora di dire che l'attività fisica ritardi la menopausa.
Ci permette però di dire qualcosa di importante: nelle grandi popolazioni studiate, maggiore attività fisica era associata a una menopausa più tardiva, mentre gli esperimenti sui topi suggeriscono che l'esercizio possa influenzare alcuni processi dell'invecchiamento ovarico.
Il possibile coinvolgimento dell'adiponectina aggiunge inoltre un'ipotesi biologica che dovrà essere approfondita.
Il movimento potrebbe avere un ruolo anche nel modo in cui invecchia il sistema riproduttivo femminile?
È una domanda alla quale la scienza non ha ancora dato una risposta definitiva.
E tu?
Quale spazio ha oggi il movimento nella tua settimana?
Non serve aspettare il momento perfetto. Puoi partire da una scelta concreta e sostenibile: una camminata, più movimento durante la giornata, un'attività che ti piace o due momenti dedicati alla forza.
Non per “fermare” l'invecchiamento, ma per costruire oggi le capacità che vuoi portare con te negli anni.
Riferimenti scientifici
Li, B., Zheng, N., Luo, T. et al. (2026). Physical activity delays ovarian aging in part through adiponectin-related signaling pathways. Nature Aging, 6, 1886–1900. DOI: 10.1038/s43587-026-01177-0.
Nature Aging (2026). Exercise slows ovarian aging. Nature Aging, 6, 1769–1770. DOI: 10.1038/s43587-026-01176-1.
Davis, S. R., Pinkerton, J., Santoro, N. & Simoncini, T. (2023). Menopause—Biology, consequences, supportive care, and therapeutic options. Cell, 186, 4038–4058. DOI: 10.1016/j.cell.2023.08.016.
Winstanley, Y. E., Stables, J. S., Gonzalez, M. B. et al. (2024). Emerging therapeutic strategies to mitigate female and male reproductive aging. Nature Aging, 4, 1682–1696. DOI: 10.1038/s43587-024-00771-4.
MoTrPAC Study Group et al. (2024). Temporal dynamics of the multi-omic response to endurance exercise training. Nature, 629, 174–183. DOI: 10.1038/s41586-023-06877-w.
World Health Organization. WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour.
Nota: questo articolo ha finalità divulgative e si basa sull'interpretazione della letteratura scientifica disponibile. Non costituisce consulenza medica e non sostituisce il parere di un professionista sanitario.
