Dopo i 65 anni il corpo può ancora cambiare: cosa ci insegna la ricerca sull’allenamento funzionale

Invecchiare non significa semplicemente diventare più deboli. Significa attraversare cambiamenti che coinvolgono la massa muscolare, la forza, l’equilibrio, la coordinazione e la capacità di affrontare le attività quotidiane. Ma questi cambiamenti non sono necessariamente un processo a senso unico.

Il corpo continua ad adattarsi agli stimoli che riceve anche con l’avanzare dell’età. La domanda, quindi, non è soltanto quanto il corpo cambi nel tempo, ma anche quali stimoli gli diamo per continuare a mantenerlo capace, forte e funzionale.

Una recente ricerca pubblicata nel 2026 su Medical Sciences ha analizzato proprio questo aspetto, studiando gli effetti di un programma di allenamento funzionale multimodale in donne over 65 fisicamente inattive.

Lo studio in breve

Lo studio ha coinvolto 17 donne di età superiore ai 65 anni, fisicamente inattive, che hanno seguito un programma di allenamento della durata di 6 settimane.

Il programma prevedeva due sessioni di allenamento alla settimana e combinava diverse componenti: attività aerobica, esercizi di forza, equilibrio, coordinazione e propriocezione.

I ricercatori hanno valutato diversi aspetti della condizione fisica prima e dopo il programma, insieme ad alcuni marcatori legati all’equilibrio ossidativo dell’organismo.

17 donne over 65 coinvolte
6 settimane di intervento
2× sessioni a settimana
5 componenti dell’allenamento

Che cosa è cambiato dopo sei settimane?

I risultati mostrano che anche un periodo relativamente breve di allenamento strutturato può essere associato a cambiamenti misurabili nella condizione fisica di donne over 65 precedentemente inattive.

Massa muscolare

È stato osservato un aumento della massa muscolare scheletrica e della percentuale di massa muscolare.

Forza della presa

La forza di presa della mano è aumentata. Si tratta di un parametro spesso utilizzato come indicatore della forza generale e dello stato funzionale.

Performance fisica

È migliorato il punteggio dello SPPB, uno strumento utilizzato per valutare equilibrio, mobilità e capacità funzionale degli arti inferiori.

Composizione corporea

Sono state osservate riduzioni della massa grassa e della percentuale di grasso corporeo.

Il dato interessante non è soltanto che alcune misure siano migliorate. È il fatto che un programma relativamente breve, costruito combinando stimoli diversi, abbia prodotto cambiamenti misurabili in più dimensioni della funzione fisica.

Perché parlare di allenamento multimodale?

Il termine può sembrare tecnico, ma il concetto è semplice.

Il corpo non utilizza una sola capacità quando ci muoviamo nella vita quotidiana. Camminare, salire le scale, raccogliere qualcosa da terra, mantenere l’equilibrio, cambiare direzione o reagire a un ostacolo richiede l’integrazione di più sistemi contemporaneamente.

Servono forza, controllo motorio, equilibrio, coordinazione, capacità cardiovascolare e consapevolezza del corpo.

Per questo un approccio che allena una sola qualità fisica può essere utile, ma non rappresenta necessariamente tutto ciò che significa essere funzionali.

La forza è importante. Ma non è l’unica cosa da allenare.

Con l’età, la perdita di massa e forza muscolare può contribuire alla riduzione dell’autonomia fisica. Allenare la forza diventa quindi fondamentale.

Ma immaginare l’invecchiamento sano come una semplice questione di avere più muscoli è riduttivo.

Un corpo funzionale deve anche saper controllare il movimento, mantenere l’equilibrio, coordinare più azioni, adattarsi all’ambiente e utilizzare la propria forza in modo efficace.

È questa integrazione che rende il movimento realmente utile nella vita quotidiana.

Il movimento non riguarda soltanto i muscoli

Lo studio ha osservato anche alcuni cambiamenti in marcatori collegati all’omeostasi redox, cioè ai meccanismi attraverso cui l’organismo mantiene un equilibrio tra processi ossidativi e sistemi di difesa antiossidante.

In particolare, dopo il programma sono state osservate modificazioni dell’attività della catalasi, dei nitriti e nitrati sierici e dell’attività ossidativa dei fagociti stimolati.

Questo non significa che sei settimane di allenamento ringiovaniscano l’organismo o che l’esercizio possa prevenire ogni cambiamento biologico associato all’età.

Significa piuttosto che l’attività fisica produce adattamenti che possono riguardare più livelli dell’organismo contemporaneamente, non soltanto la dimensione estetica o la forza muscolare.

Ed è qui che la ricerca diventa interessante per parlare di healthy ageing

Se pensiamo all’invecchiamento esclusivamente come a qualcosa che dobbiamo contrastare, rischiamo di concentrarci soltanto su ciò che perdiamo.

Un’altra prospettiva è chiedersi come vogliamo che il nostro corpo continui a funzionare negli anni.

Non è una differenza soltanto linguistica. Cambia il modo in cui consideriamo l’allenamento.

Non si tratta più semplicemente di perdere peso, aumentare il tono muscolare o raggiungere un determinato risultato estetico.

Si tratta di costruire e mantenere le capacità che permettono di vivere il proprio corpo con maggiore autonomia.

È questa la prospettiva da cui nasce RAEG

RAEG nasce da una domanda diversa: non “come posso allenarmi per cambiare il mio corpo il più velocemente possibile?”, ma “come posso costruire un corpo che continui a sostenermi negli anni?”.

Per questo RAEG non considera il movimento come una semplice sequenza di esercizi.

L’obiettivo è sviluppare un rapporto più completo con il proprio corpo, lavorando sulle capacità che diventano sempre più importanti con il passare del tempo.

  • forza e massa muscolare
  • mobilità e controllo del movimento
  • equilibrio e coordinazione
  • propriocezione e consapevolezza corporea
  • capacità cardiovascolare
  • adattabilità e autonomia nel movimento

Non perché il corpo debba essere mantenuto uguale per sempre, ma perché deve continuare ad avere le risorse necessarie per accompagnarti nei cambiamenti della vita.

Non aspettare di perdere una capacità per iniziare ad allenarla

Uno degli aspetti più interessanti di questa ricerca è proprio la durata dell’intervento.

Sei settimane non sono un periodo lungo. Eppure, in questo gruppo di donne precedentemente inattive, sono stati osservati miglioramenti in diversi parametri della funzione fisica.

Questo non significa che sei settimane siano sufficienti per ottenere cambiamenti permanenti.

Significa qualcosa di più semplice e importante: il corpo conserva una capacità di adattamento anche quando l’età avanza.

E proprio per questo non è necessario aspettare che la forza diminuisca, che l’equilibrio peggiori o che alcuni movimenti diventino difficili prima di iniziare a occuparsene.

L’healthy ageing parte molto prima.

RAEG è movimento pensato per il corpo che vuoi continuare ad abitare.

Un approccio che mette insieme forza, movimento, consapevolezza e capacità funzionale per accompagnare il corpo nel tempo.

Perché invecchiare bene non significa cercare di fermare il tempo. Significa costruire oggi le capacità che vuoi continuare ad avere domani.

Scopri il metodo RAEG e inizia a conoscere il tuo corpo in un modo diverso.

Una precisazione importante sulla ricerca

I risultati dello studio devono essere interpretati considerando alcune limitazioni. Il campione era molto piccolo e comprendeva esclusivamente 17 donne over 65 fisicamente inattive. L’intervento è durato soltanto sei settimane e non permette quindi di stabilire quali siano gli effetti a lungo termine né di generalizzare automaticamente i risultati a tutte le persone anziane.

Inoltre, trattandosi di un programma multimodale, non è possibile attribuire i singoli miglioramenti esclusivamente a una componente dell’allenamento.

Infine, lo studio non ha analizzato il metodo RAEG e non dimostra l’efficacia specifica di RAEG. La ricerca rappresenta piuttosto un esempio scientifico coerente con una visione dell’allenamento orientata alla funzione, alla forza e alla capacità di mantenere più competenze fisiche nel tempo.

La prospettiva cambia: non allenarsi contro l’età, ma per il futuro del proprio corpo

L’invecchiamento è inevitabile. La perdita di ogni capacità fisica, invece, non deve essere considerata semplicemente come un destino inevitabile.

Il corpo continua a rispondere agli stimoli. La ricerca ci mostra che forza, composizione corporea e performance fisica possono ancora migliorare anche dopo i 65 anni, quando l’allenamento è strutturato e combina più componenti del movimento.

È da qui che parte la prospettiva RAEG: non allenare soltanto il corpo che hai oggi, ma costruire le capacità che vuoi portare con te negli anni.

Fonte scientifica

Lo studio citato nell’articolo è: A Six-Week Multimodal Functional Training Program Improves Physical Function and Modulates Redox Homeostasis in Older Women.
Medical Sciences. 2026; 14(5):538.

PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42783411/