Per molto tempo abbiamo trattato la mente e il corpo come se fossero due cose separate.
Se il problema era fisico, intervenivamo sul corpo. Se era mentale, cercavamo una soluzione nella mente. Se eravamo stanchi, ci fermavamo. Se eravamo stressati, cercavamo di rilassarci.
Ma il nostro organismo non funziona per compartimenti.
Ogni movimento coinvolge il cervello. Ogni sforzo modifica il respiro, il battito cardiaco e l’attività del sistema nervoso. Allo stesso tempo, il cervello riceve continuamente informazioni da ciò che accade nel corpo.
La connessione mente-corpo, quindi, non è un concetto astratto e non richiede necessariamente un approccio “olistico”. È una conseguenza del modo in cui il nostro organismo funziona.
Non stiamo allenando soltanto muscoli.
Stiamo allenando una persona che percepisce, interpreta, reagisce e si adatta.
Il corpo non è separato dalla mente
Il nostro sistema nervoso riceve continuamente informazioni provenienti dal corpo.
Il cuore accelera. Il respiro cambia. I muscoli aumentano la tensione. La temperatura varia. Cambia la posizione del corpo nello spazio.
La capacità di percepire e integrare alcuni di questi segnali viene definita interocezione: in termini semplici, è il processo attraverso cui percepiamo ciò che accade all’interno del nostro organismo.
La ricerca studia l’interocezione proprio perché la percezione dello stato corporeo è collegata al modo in cui viviamo e interpretiamo le nostre esperienze. Questo non significa che ogni sensazione abbia un significato preciso, né che “ascoltare il corpo” sia una soluzione universale. Significa che la percezione del corpo fa parte dell’esperienza umana, anche emotiva.
PERCEPIRE
Cosa succede nel corpo?INTERPRETARE
Come leggiamo quel segnale?RISPONDERE
Come reagiamo?ADATTARSI
Cosa impariamo dall’esperienza?Un processo continuo, non quattro sistemi separati.
E il movimento fa il percorso inverso
La comunicazione non va soltanto dal corpo verso il cervello.
Il movimento modifica continuamente le informazioni che il cervello riceve e deve elaborare.
Quando camminiamo, solleviamo un peso, manteniamo l’equilibrio o impariamo un nuovo gesto, il cervello deve coordinare informazioni sensoriali, attenzione, controllo motorio e risposta fisiologica.
Questo è uno dei motivi per cui l’esercizio non riguarda esclusivamente la salute muscolare o cardiovascolare. Una grande umbrella review pubblicata nel 2025 ha analizzato 133 revisioni sistematiche, comprendenti 2.724 studi randomizzati e oltre 258.000 partecipanti, trovando miglioramenti significativi nella cognizione generale, nella memoria e nelle funzioni esecutive in diverse popolazioni e fasce d’età. Gli autori sottolineano comunque la presenza di eterogeneità tra gli studi e la necessità di continuare a migliorare la qualità delle evidenze.
Il movimento non produce soltanto un adattamento muscolare.
Coinvolge percezione, controllo, attenzione e capacità di adattamento.
Quindi “ascoltare il corpo” che cosa significa davvero?
Non significa evitare ogni sensazione scomoda.
La fatica non è necessariamente un segnale di pericolo. Un battito accelerato durante l’esercizio è una normale risposta fisiologica. Un movimento difficile non significa automaticamente che il corpo non sia capace di eseguirlo.
La consapevolezza corporea non dovrebbe quindi trasformarsi in una ricerca continua di comfort.
Essere consapevoli non significa sentire meno.
Significa avere più informazioni per capire ciò che si sta vivendo.
Nel contesto dell’allenamento, questa distinzione può cambiare il modo in cui una persona entra in relazione con la fatica, con la difficoltà e con il movimento.
“Sto facendo fatica.”
Un’informazione che può accompagnare uno stimolo allenante.
“Sono in pericolo.”
Un’interpretazione diversa della stessa esperienza.
La differenza non sta sempre nella sensazione. Può stare anche nel modo in cui quella sensazione viene interpretata e gestita.
Un sistema sano non è un sistema sempre calmo
Questo è particolarmente importante quando si parla di sistema nervoso.
Negli ultimi anni è diventato comune parlare di “regolazione del sistema nervoso” come se l’obiettivo fosse mantenere il corpo costantemente calmo. Ma durante l’esercizio accade esattamente il contrario: il corpo deve attivarsi per poter rispondere allo stimolo.
Il battito aumenta. La respirazione cambia. I muscoli lavorano. L’attenzione si concentra.
Poi arriva il recupero.
E, se lo stimolo è adeguato alle capacità della persona, nel tempo arriva l’adattamento.
L’obiettivo non è eliminare lo stress fisiologico. È creare un rapporto adeguato tra stimolo, capacità di risposta e recupero.
Ed è proprio qui che la connessione mente-corpo diventa rilevante per l’allenamento: non come tecnica separata, ma come modo di considerare l’intera persona mentre si allena.
La stessa scheda non produce necessariamente la stessa esperienza
Immaginiamo due persone che eseguono lo stesso esercizio, con lo stesso peso e lo stesso numero di ripetizioni.
Dal punto di vista della scheda, l’allenamento è identico.
Ma una persona può percepire bene il movimento, sentirsi stabile e sapere come gestire la fatica. L’altra può avere difficoltà a coordinare il gesto, trattenere il respiro, sentirsi poco sicura o interpretare una sensazione intensa come qualcosa da evitare.
Il programma è lo stesso.
La persona non lo è.
Per questo personalizzare un allenamento non significa soltanto scegliere il peso giusto o modificare il numero di ripetizioni.
Significa anche considerare come quella persona percepisce, apprende e risponde allo stimolo.
Da qui nasce l’approccio RAEG
È questo il punto in cui la teoria incontra il metodo.
Se corpo, cervello, percezione e comportamento interagiscono continuamente, allora un approccio all’allenamento può scegliere di considerarli insieme.
RAEG nasce proprio da questa prospettiva.
Non come una combinazione casuale di esercizio, respirazione e consapevolezza, ma come un modo di costruire l’esperienza di allenamento tenendo conto della persona nel suo insieme.
CORPO
Costruiamo forza, mobilità, coordinazione, equilibrio e capacità fisiche.
SISTEMA
Consideriamo risposta allo stimolo, recupero, attenzione e capacità di adattamento.
PERCEZIONE
Aiutiamo la persona a riconoscere meglio ciò che accade durante il movimento.
ESPERIENZA
Trasformiamo ciò che accade durante l’allenamento in capacità che possono essere portate anche fuori dalla palestra.
Queste dimensioni non sono quattro programmi diversi.
Sono diversi livelli dello stesso processo.
RAEG: quattro fasi, un unico processo
Il nome RAEG descrive quattro fasi che possono essere lette proprio in questa prospettiva: creare le condizioni per percepire, organizzare il movimento, costruire capacità e trasformarle nel tempo.
Creare spazio per percepire, respirare e ripartire.
Ritrovare coordinazione, presenza e qualità del movimento.
Costruire forza, capacità e fiducia attraverso la pratica.
Trasformare le capacità acquisite in adattamento e crescita.
Non significa che ogni sessione debba seguire rigidamente quattro passaggi.
Significa che il metodo guarda all’allenamento come a un processo di cambiamento, non semplicemente come a una lista di esercizi da completare.
Non significa allenarsi meno. Significa allenarsi in modo più completo.
Un approccio mente-corpo non è necessariamente più delicato, più lento o meno impegnativo.
Può significare imparare a tollerare meglio la fatica, sviluppare maggiore precisione nel movimento, affrontare progressivamente stimoli più complessi e riconoscere quando il corpo è pronto a fare di più.
non sostituisce il carico.
non sostituisce la forza.
non sostituisce la progressione.
Le integra.
Non si tratta di scegliere tra corpo e mente.
Si tratta di smettere di allenarli come se fossero separati.
Il risultato non è un corpo che non incontra mai difficoltà
Un approccio integrato non ha l’obiettivo di eliminare ogni sensazione scomoda, ogni momento di fatica o ogni forma di stress.
L’obiettivo è costruire capacità: fisiche, percettive e funzionali.
Capacità di fare.
Capacità di percepire.
Capacità di adattarsi.
Capacità di recuperare e tornare a fare.
Non si tratta di costruire un corpo che non incontra mai difficoltà.
Si tratta di costruire una persona più capace di affrontarle.
Non alleniamo il corpo per lasciare la mente fuori dalla stanza.
Alleniamo una persona.
Fonti scientifiche
Herbert, B. M., Pollatos, O. (2012). The body in the mind: on the relationship between interoception and embodiment. Frontiers in Psychology.
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Wallman-Jones, A., Perakakis, P., Tsakiris, M., Schmidt, M. (2021). Physical activity and interoceptive processing: Theoretical considerations for future research. International Journal of Psychophysiology.
Singh, B. et al. (2025). Effectiveness of exercise for improving cognition, memory and executive function: a systematic umbrella review and meta-meta-analysis. British Journal of Sports Medicine, 59, 866–876. DOI: 10.1136/bjsports-2024-108589.
World Health Organization. Physical activity. WHO. L’attività fisica è associata a benefici per la salute fisica, mentale e cognitiva.